Sembra che alla proliferazione delle strutture agrituristiche si sia accompagnata una minore attrattiva di questo tipo di turismo che tuttavia contiene i danni

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Secondo Agriturist Umbria, l’associazione agrituristica di Confagricoltura Umbria, la stagione agrituristica umbra non è partita con il piede giusto, sebbene registri un meno 6% rispetto al -14% della media del settore.
La notizia contrasta con le previsioni invece incoraggianti di Coldiretti.
Nelle recenti vacanze di Pasqua confermato l’andamento negativo del 2010.
Anche il futuro non andrà meglio secondo Agriturist,  si profila un – 2% rispetto ai dati del 2010.
A pesare di più sono i costi di gestione, lievitati anche del 5%, il crollo del mercato nazionale, ormai quasi scomparso ed il forte ridimensionamento della domanda estera, in calo anche del 7%. A ciò si aggiunge una riduzione del 10% della durata media dei soggiorni, scesa a 2,5-3 giorni.

Tuttavia se ci si ferma di meno, si è disposti a spendere meglio e di più.
Le prenotazioni, rileva Agriturist, arrivano sempre più spesso all’ultimo momento, a ridosso della vacanza,  e si avvantaggiano di riduzioni di prezzo che anche l’agriturismo pratica ormai frequentemente per non lasciare alloggi inutilizzati. Anche per effetto di questa crescente flessibilità dei prezzi, le tariffe medie di soggiorno sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto allo scorso anno.

Di fronte a questa situazione, per Agriturist non è possibile proseguire con una gestione approssimativa della crisi del turismo soprattutto per quanto riguarda l’extralberghiero (e quindi anche l’agriturismo) che, seppur con offerte frammentate, rappresenta oltre la metà dei posti letto, mentre raccoglie solo il 33% delle presenze.
L’extralberghiero, per la dimensione ricettiva generalmente modesta (21 posti letto per azienda contro i 65 degli alberghi), è poco idoneo al ricevimento di gruppi organizzati: deve dunque essere sostenuto con una vigorosa politica d’immagine e da una efficace attività di formazione degli operatori soprattutto nell’uso di strumenti promozionali individuali, come internet.

Occorre poi prendere atto che il turismo italiano in generale  è in crisi perchè sempre meno competitivo sui mercati internazionali, a causa di prezzi più elevati soprattutto rispetto alle mete emergenti, africane e asiatiche.
E’ quindi indispensabile una più efficace politica di promozione dell’Italia, capace di intercettare quote rilevanti di turisti disposti a spendere e si deve anche favorire il contenimento dei prezzi, introducendo subito una riduzione dell’IVA sui servizi turistici, invece di penalizzare le imprese.

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