La scarsa progettualità per il futuro alza anche l’età media del matrimonio cresciuta di 4 anni e mezzo nell’ultimo ventennio, un dato che si trascina di conseguenza l’età media del primo parto.
A testimoniare la preferenza per il presente anche la scarsa attitudine all’attesa persino nel gioco d’azzardo: molto meglio le lotterie istantanee della vecchia cara lotteria italia. Segno, dicono i ricercatori, che anche vincere e perdere sono emozioni da consumarsi in pochi attimi.
Non si sa se domani si avrà un lavoro, se domani si potrà andare in pensione, tra un po’ anche i bimbi dell’asilo dovranno chiedersi se poi potranno andare a scuola, già ora si chiedono se prima di addormentarsi potranno vedere i genitori, magari lavoratori pendolari.
C’è da chiedersi anche se la classe dirigente imprenditoriale sia all’altezza delle necessità di dare speranze oppure subordini tutto ad accumulare la maggior parte di ricchezza possibile in tempi brevi.
Una riflessione di tal genere viene da vicende italiane che ruotano intorno al problema energia.
Un problema che nelle analisi teoriche viene definito centrale puntando l’attenzione sulla necessità di una energia a basso costo e pulita.
Ma quando si passa da soluzioni, tipo il nucleare, che richiedono investimenti elevatissimi ad altri che richiedono poche migliaia di euro, l’interesse imprenditoriale scema.
Li si può capire, se per gli investimenti si prevedono pochi soldi, per loro i guadagni sarebbero come i bruscolini se poi il costo di produzione dell’energia è bassissimo la cosa li spaventa: che fine faranno i milioni investiti nelle multinazionali del petrolio.
Quindi, come minimo gli industriali si eclissano e cercano di convincere della bontà delle loro scelte, parafrasando il Valletta ( ciò che è buono per Fiat è buono per l’Italia).
Quindi da questo tipo di imprenditori non si può sperare che guardino al futuro di tutti, al loro proprio si, ma quel che stupisce ( si fa per dire e per ridere) che la classe dirigente politica scelga sempre un uovo oggi rispetto alla gallina di domani.

Due sono i casi emblematici di quest’anno e sempre nel campo dell’energia.
Produrre elettricità con i sistemi KiteGen e la cosiddetta "fusione fredda" ( il generatore casalingo di energia è qui a fianco raffigurato e costa tra i 3mila ed i 4 mila euro, ma l’energia prodotta costa poi solo 0,60 centesimi al kw/h), richiede investimenti della misura di quelli necessari per fare una rampa d’accesso al famoso Ponte sullo Stretto o un recinto intorno ad una centrale nucleare, se l’investimento risulterà fondato i vantaggi si misureranno a miliardi (ovviamente meno per chi campa sull’importazione di gas e petrolio).
Anche se la probabilità che i due progetti possano funzionare fosse solo del 1%, la speranza matematica= probabilità per guadagno sarebbe ancora alta e il gioco varrebbe la candela. Se va male si perde poco, se va bene si guadagna moltissimo ( la nazione), come pensano quelli che, senza azzardare, sperano sul futuro.
Ed invece il Progetto KiteGen ha dovuto ricorrere all’azionariato popolare, la macchinetta per la “fusione fredda” ha preso la strada della Grecia.









