Secondo alcuni, alle origini dell’età classica, quando Roma ancora era agli albori e popoli diversi attraversavano la nostra terra, il Celti si insediarono nella bassa Umbria, in particolare nella zona di Terni
celti

Venerdì, 21 settembre, alle 17, a Palazzo Primavera, riprenderà il ciclo di incontri organizzati dall’Associazione Culturale “ Terni Racconta”con la conferenza dal titolo:
“Antiche testimonianze, studi e ricerche sulla popolazione celtica nel territorio ternano
”, tenuta dal professor Giampiero Scarponi.

L’argomento è molto controverso, con posizioni tra studiosi locali e cultura ufficiale diametralmente opposte, dove tutto resta da confermare o da smentire.
Da molti anni si discute di un importante insediamento celtico nella bassa Umbria, in particolare nella zona di Terni, tesi che ha avuto nel professor Manlio Farinacci il suo più grande sostenitore.
I suoi studi e le sue ricerche sono state riprese da altri studiosi locali come Andrea Scatolini che sta conducendo un’affascinante indagine che ci riporta alle origini dell’età classica, quando Roma ancora era agli albori e popoli diversi attraversavano la nostra terra e a volte si insediavano in zone a loro confacenti.

Molte sono le prove che questi studiosi hanno portato a sostegno delle loro tesi: le analogie dei siti archeologici ternani e basso umbri con altri siti archeologici di cultura celtica, la presenza di toponimi simili tra la cultura celtica e quella umbra, i riti funerari molto simili tra le due culture e alcune tradizioni che ancora persistono, nonostante la chiesa ufficiale abbia fatto di tutto per sradicarle.
L’archeologia e le fonti storiche ufficiali hanno sempre smentito, però, tutte le prove portate a sostegno di una ben radicata presenza celtica sul territorio.

A questo ormai annoso dilemma cercherà di dare una qualche risposta il professor Scarponi, appassionato studioso di cultura celtica, che da sempre ritiene che i Celti siano arrivati in Umbria prima di altri popoli e abbiano lasciato tracce evidenti per chi le vuol leggere.

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