E’ fresco di stampa "Storia regionale della vita e del vino in Italia: Umbria", ponderoso volume (544 pagine) nel quale il professor Manuel Vaquero Pineiro, docente presso l’Università di Perugia, ricostruisce per la prima volta in modo completo le antichissime origini vitivinicole dell’Umbria, partendo dal mondo antico "allorché, presso gli etruschi, si diffusero la coltivazione della vite e il consumo di vino e, con i romani, il fenomeno si estese connotando la vita economica delle ville patrizie".
"E se la fine dell’Impero segnò una battuta d’arresto prima del Mille – si legge ancora nella presentazione della pubblicazione, promossa dall’Accademia italiana della vite e del vino con il sostegno della Fondazione Lungarotti -, sotto l’impeto colonizzatore delle abbazie benedettine, le superfici vitate ripresero a occupare le terre, avviando una nuova espansione che ebbe ulteriore slancio con lo sviluppo delle città comunali e nel Rinascimento, quando furono redatti i primi trattati agronomici che elogiavano la bontà dei Moscatelli, delle Malvasie e dei Trebbiani umbri".
Secolo dopo secolo, il libro (Volumnia Editrice) ripercorre l’evolversi della viticoltura regionale ed il suo adeguarsi al mutare dei contesti economici. Con l’Unità d’Italia arriva anche la messa in discussione dei metodi di coltura rimasti a lungo immutati e dell’ammodernamento della tecnica enologica: "un processo – spiega l’autore – destinato ad arretrare tra le due guerre e a riprendere con la trasformazione delle strutture socio-economiche della regione a partire dagli anni Cinquanta".
"Così – si legge ancora nella presentazione – mentre si assiste al crescente svuotamento delle campagne, la nascita dell’Unione Europea e le successive norme comunitarie impongono la specializzazione produttiva delle aziende agricole, che da quel momento in avanti operano in un orizzonte commerciale sempre più competitivo. Senza una fase di transizione, l’agricoltura umbra affronta una serie di nodi irrisolti e la vitivinicoltura diventa uno degli àmbiti maggiormente coinvolti nella trasformazione generale, rappresentando una sorta di cartina di tornasole della velocità e dell’incisività di questi cambiamenti. Nel lasso di pochi decenni, le piantate che per secoli avevano riempito le pianure vengono rimpiazzate da geometrici vigneti sistemati sulle colline".
"Oggi il quadro – scrive l’autore – si presenta costellato di iniziative che scandiscono la portata della svolta compiuta: fioriscono le cantine delle archistar, le strade del vino, il movimento enoturistico; in generale, si è diffuso un nuovo modo di intendere e valorizzare i paesaggi agrari, secondo un approccio che individua proprio nei filari ricoperti di viti uno dei suoi punti di forza".
"Il futuro dirà – è la conclusione del Professor Manuel Vaquero Pineiro – se l’industria umbra del vino, che fino a questo momento ha giocato prevalentemente un ruolo di nicchia, sarà in grado di scalare posizioni nelle classifiche nazionali".
Con questo libro la storia della vite e del vino si proietta ben al di là dei fatti prettamente economici, facendo emergere in modo netto come la vigna, più di tutte le altre coltivazioni, stringe i vincoli che legano gli uomini alla terra.








