Dopo il nostro commento alle dichiarazione della Presidente dell’Umbria che aveva parlato di crisi economica strutturale, anche la grande stampa ha scoperto il problema che TamTam modestamente aveva sintetizzato nella frase “una lettura attenta della Costituzione darebbe il modello ottimale per lo sviluppo: il lavoro come fondamento, ma con una retribuzione proporzionale alla quantità ed alla qualità che sia intesa, quest’ultima, ben diversamente da come avviene oggi e che comunque non può avere valutazioni “senza fondo” affidate – si fa per dire – a quel “mercato” che non è altro che il luogo dove si applica la legge del più forte.”..
Su Corriere della Sera.it si può infatti leggere del: "rapporto sproporzionato tra il compenso di un lavoratore dipendente e quello di un top manager" ed i numeri italiani di quello che, se non ci si pone rimedio, porterà al suicidio del mondo intero con la moneta ridotta a carta straccia per tutti: ricchi e poveri
«Una forbice che cresce, allargando senza freni le diseguaglianze, producendo un rapporto di 1 a 163 tra la retribuzione media di un lavoratore dipendente (pari a 26 mila euro lordi) e il compenso, sempre medio, degli amministratori delegati e dei top manager (pari a 4,326 milioni)».
Una forbice che si può immaginare quanto sia in realtà più grande sol che si consideri il reddito da pensione minimo o quello di tantissimi giovani.
A rivelare i dati un’analisi sui salari 2012 della Fisac Cgil la quale evidenzia anche che «In questi sei anni di crisi il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni si è più che dimezzato mentre non hanno subito alcuna flessione i compensi dei top manager, così come nessuna incidenza ha subito quel 10% di famiglie più ricche, determinando e incrementando la vera forbice delle diseguaglianze».
L’organizzazione sindacale propone inoltre «la presentazione da parte del centrosinistra della legge di iniziativa parlamentare per porre un tetto alle retribuzioni nel rapporto uno a venti, immaginando che in tempi di difficoltà come questo le quote eccedenti di compensi dei top manager possano essere versate – conclude – in un fondo di solidarietà per favorire un piano di occupazione per i giovani».









