Impedendo le prove sperimentali in pieno campo, il movimento anti-Ogm ha così messo a segno una nuova vittoria, dopo essersi opposto nel 2012 alla coltivazione commerciale di piante geneticamente modificate.
In Italia si seguita ad inseguire i buoi quando sono scappati ed a baloccarsi non capendo che si rischia di vedere i prodotto italiani dell’agricoltura perchè sospettati di essere inquinati dagli ogm o d’altro di peggio.
Il Corpo Forestale dello Stato ha accertato l’inquinamento da ogm su colture limitrofe ai campi impropriamente seminati a mais geneticamente modificato e colpevolmente lasciati arrivare a maturazione.
Va anche qui osservato che questo non rappresenta un pericolo nuovo: da sempre il polline delle piante coltivate si diffonde nell’ambiente fecondando piante coltivate o selvatiche, producendo nuove combinazioni genomiche, cioè nuove piante ibride. Queste possono o risultare invasive e alterare gli ecosistemi se la nuova combinazione genomica offrirà vantaggi selettivi o, in alternativa, scomparire se il nuovo assetto genetico risulterà svantaggioso.
Nell’inquinamento ambientale dobbiamo quindi mettere anche il trasferimento alle infestanti della resistenza agli erbicidi, punto di forza delle specie GM, che aggiungerebbe tra i danneggiati gli stessi prezzolati fautori dell’agricoltura OGM, ma ovviamente non i venditori di semi OGM e relativo corredo di pesticidi, che saranno allora pronti a lanciare qualche innovativo prodotto in grado di distruggere le nuove infestanti.
Il palleggio di debolezze tra decreti interministeriali che vietano senza sanzionare, emanati a semina avvenuta, e Regioni che dicono di non avere strumenti per intervenire, hanno portato ad una situazione di catastrofe ambientale.
Il fatto che il Ministro dell’Ambiente Orlando riproponga il rimpallo, invitando le Regioni all’ormai superata emanazione dei piani di coesistenza, conferma la grande confusione e superficialità con cui si affronta il problema. “









