La Cna panificatori della provincia di Perugia difende la categoria: "si tratta di adeguamenti dovuti all'aumento delle materie prime"

“Se ci saranno rincari del pane saranno ritocchi e non aumenti. Peraltro contenuti in una logica di reintegro dei costi a tutt’oggi sostenuti. E comunque inferiori al dato medio nazionale e ben al di sotto della crescita dei prezzi delle materie prime”. Così la federazione di Perugia dei Panificatori della Cna respinge l’accusa “eccessivi ed ingiustificati rincari” del prezzo del pane (per alcuni previsto a settembre, per altri a gennaio 2008) più volte sottolineata in questi giorni.
L’organizzazione di categoria sostiene come gli adeguamenti di prezzo siano in linea con i tassi di inflazione attuale, con gli aumenti delle materie prime e dei costi di produzione in generale. “Del resto – si legge in un comunicato – gran parte dei panifici provinciali da tre anni non modifica i listini, e quelli che ad oggi lo hanno fatto si sono mossi ben al di sotto del tasso di inflazione”.
Per fronteggiare la diffusione di dati contraddittori sull’argomento e in considerazione del fatto che quelli disponibili si riferiscono prevalentemente alla grande distribuzione, Cna panificatori ha preso in esame gli incrementi registrati nei prezzi delle materie prime e in particolare nelle farine utilizzate in panificazione.
“Basta confrontare – afferma l’associazione – il costo del pane in Umbria, circa 1,50 euro al chilo con quello applicato già da un anno in Toscana, che è di 1,70 euro, mentre in media il prezzo del pane è passato in Italia da euro 2,44 a 2,60 al chilogrammo.
Ma il problema di fondo è un altro, ovvero l’aumento del prezzo del grano e di conseguenza delle farine. “Nel giro di due mesi il costo della farina nella provincia di Perugia – scrive Cna – è cresciuto del 40% circa, passando dai 29 euro al quintale ai circa 40 euro attuali!”.

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