Il rapporto annuale dell'associazione ambientalista definisce la regione "polmone nero", additando nella dissennata politica urbanistica e nel monocentrismo delle attività la causa dell'incremento delle emissioni

Uno “schiaffo” così l’Umbria non se lo ricordava da tempo e non se lo scorderà per molto tempo. Il nuovo slogan che propone Legambiente per la regione non è una riedizione di “cuore verde” ma un orripilante “polmone nero”.
Il rapporto annuale di Legambiente dedicato all’energia e alla lotta al cambiamento climatico, evidenzia come la regione si stia allontanando dal rispetto degli impegni di Kyoto, con il peggioramento dell’efficienza energetica e l’aumento dei consumi dei trasporti.
A livello nazionale, il rapporto evidenzia che dal 1990 al 2004 l’Italia, anzichè diminuire le proprie emissioni, le ha aumentate del 13%.
Secondo il rapporto, l’Umbria ha registrato un incremento del 54,3% delle emissioni di gas serra “senza che vi sia stato alcun boom economico o industriale che possa giustificare tale dato”.

Per Legambiente, “unica, comprensibile causa dell’aumento può essere l’entrata in funzione dal 2003 della nuova centrale di Pietrafitta, che produce circa un terzo del fabbisogno elettrico regionale”.
Secondo l’organizzazione ambientalista una buona parte dell’aumento delle emissioni regionali umbre potrebbe derivare dal settore dei trasporti su gomma, un settore che mette l’Umbria ai primissimi posti per numero di automobili su abitanti, con due auto ogni tre abitanti.
Questo sembrerebbe confermato dai consumi di carburanti: infatti con 0,94 litri di carburante per abitante, l’Umbria è al quarto posto in Italia e ben sopra la media nazionale.
Legambiente definisce “miope” la politica territoriale, urbanistica e trasportistica di questi anni.
L’allargamento delle periferie urbane, la concentrazione delle attività solo sul capoluogo e tanti soldi spesi per strade e cementificazioni varie sono responsabilità da condividere anche con le amministrazioni locali e con un modo di usare il territorio senza ragionare, ma solo dietro alle esigenze dei vari speculatori e ritenendo sempre che “grosso” equivalesse a “grande”.

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