L’indagine congiunturale di Confindustria Umbria tra le imprese industriali della regione umbria relativa al primo trimestre 2014 ha preso in esame un periodo in cui il contesto mondiale appare comunque un po’ più favorevole sia se esaminato sotto l’aspetto della domanda (in aumento) sia se analizzato alla luce delle dinamiche dei prezzi delle materie prime (stazionari quando non in retromarcia).
Così gli incrementi della domanda apportano benefici alle imprese esportatrici e la stazionarietà dei prezzi delle materie prime impedisce ulteriori compressioni dei margini di profitto e rende più allettante la prospettiva di tornare a investire.
Oltre a ciò, per l’Italia, va messo in conto anche un certo ritorno della domanda interna, dopo mesi e mesi di stagnazione.
Rimangono purtroppo due importanti freni e un grave rischio. Il primo freno è costituito dall’andamento dell’occupazione: è vero che questa risente sempre con ritardo delle svolte produttive, ma l’emorragia di posti rimane copiosa; il secondo freno è dato dalla contrazione del credito, che prosegue nei primi mesi del 2014 a ritmi molto elevati, anche se in parte compensati dal miglioramento della liquidità grazie al pagamento dei debiti della P.A.
Il rischio connesso a tali freni si profila come rischio di deflazione. La persistenza delle attuali condizioni di bassi consumi, produzione contenuta e sacrifici richiesti a tutti i lavoratori potrebbe innescare un vero e proprio circolo vizioso della depressione: caduta dei consumi, poi dei posti di lavoro e poi dei redditi dai cui ulteriori cadute dei consumi e così via dicendo.
Il timore vale anche per l’Umbria dove, accanto ad una leggera ripresa delle assunzioni da parte di alcune tra le imprese più solide e dinamiche, si scontano le debolezze di parte consistente del tessuto produttivo, sia in quanto collegato a processi decisionali di grandi imprese multinazionali sia in quanto condizionato da troppe minute dimensioni.
Così i livelli occupazionali flettono, il potere d’acquisto delle famiglie non recupera, alcune realtà produttive scompaiono e in assenza di elementi che alimentino la fiducia gli investimenti languono e non danno gambe robuste alla più volte preannunciata ripresa dell’economia.
Il gruppo di imprese umbre che hanno aderito alla edizione dell’indagine conferma le indicazioni che emergono anche a livello nazionale: qualcosa si muove, specialmente tra quelle aziende che hanno saputo guardare ai mercati internazionali o riposizionarsi su quelli interni. Il dato è validato dal bilancio occupazionale che si è chiuso con un numero di occupati incrementato dell’1 % tra la fine di dicembre 2013 e la fine di marzo di quest’anno.
Nello stesso tempo e nelle stesse imprese anche i volumi di produzione hanno recuperato un poco persino rispetto allo stesso ultimo trimestre del 2013 che, benché non particolarmente sorprendente, pure lanciava segnali positivi.
Alla fine del precedente trimestre ci si aspettavano mesi migliori. Tuttavia, visti i risultati complessivi dell’industria italiana, il bilancio del primo trimestre per le imprese di Confindustria intervistate è da ritenere positivo, anche se per poco. Briciole di ripresa, dunque. Comunque benvenute, nonostante l’incertezza sulla durata.
Oltre che dall’analisi del profilo generale alcuni spunti di interesse possono essere desunti dalla lettura dei risultati relativi a specifici settori. Due dati spiccano tra gli altri: quelli relativi ai risultati dell’industria meccanica e dell’industria alimentare che si avvicendano nel cercare di trainare gli altri comparti. Infatti, se fino all’indagine dello scorso trimestre erano le imprese del settore alimentare a caratterizzarsi per risultati migliori di quelli conseguiti dalle imprese meccaniche, la situazione appare ora rovesciata: sono queste ultime, infatti, ad esprimere un profilo di ripresa abbastanza sostenuto













