All’indomani della presentazione del Todi Arte Festival da parte del nuovo direttore artistico Maurizio Costanzo, parallelamente alla diffusione sui giornali delle anticipazioni sul programma, è iniziata a circolare la voce di possibili rivendicazioni di primogenitura rispetto all’impronta della manifestazione.
Con il passare dei giorni la voce si è fatta definita fino ad arrivare a prendere la forma di una lettera di diffida con destinatario il sindaco Ruggiano e la sua Giunta, i quali vengono “invitati” in modo tanto cortese quanto fermo e determinato a lasciare ad altri l’abitudine, non certo rara nel mondo artistico, di appropriarsi di idee altrui.
Cosa è successo? Come è noto, conclusa l’edizione 2007 del festival, la nuova Amministrazione ha preso contatti con diversi soggetti, avviando una sorta di “concorso” finalizzato ad individuare la proposta più convincente per il rilancio della manifestazione.
All’epoca sono circolati quattro-cinque nomi (compreso quello di Giorgio Ferrara, poi approdato a Spoleto e che comunque non c’entra nulla con l’iniziativa in oggetto), ma alla fine è emersa a sorpresa l’opzione Costanzo e si è puntato tutto su questa, con anche qualche legittimo risentimento esternato in privato da chi si attendeva almeno un cenno di riscontro da parte dell’Amministrazione.
Dalla lettera di “diffida” arrivata in Comune si apprende che il progetto oggetto della rivendicazione era stato consegnato ai primi di settembre, quindi con molto anticipo rispetto ai contatti con Costanzo, e che in quella sede era stato pensato per il coinvolgimento delle frazioni.
I punti di “contatto” tra quella versione e la formula delineata da Costanzo sono soprattutto tre e, seppur privi di un’originalità assoluta, sono appunto oggetto di contestazione.
Vi è il nome: “Antiche Memorie” uno e “Memoria e Territorio” l’altro; c’è lo spettacolo ispirato al processo alla strega Matteuccia di Ripabianca; e c’è l’idea del banditore in costume medievale ad annunciare il programma per le vie della città.
A prima vista, richiamando alla mente alcune di queste “idee” addirittura delle analoghe proposte, ormai vecchie di anni, del compianto Mario Castellacci (tipo quella del banditore), è difficile ravvisare elementi sufficienti per prospettare un “plagio”, termine che infatti non compare mai nella lettera.
Nella stessa viene lamentata però una mancanza di correttezza da parte dell’Amministrazione, visto che la divulgazione e l’eventuale consegna in altre mani del progetto sarebbe avvenuta senza neppure una convocazione per un minimo di “coinvolgimento diretto nello sviluppo e nella realizzazione dello stesso”.
La lettera, nella quale si fanno anche i nomi di due assessori, si chiude con la richiesta di un chiarimento alla presenza del sindaco unitamente a quella degli incaricati del festival.
L’autrice dell’iniziativa, pur confidando nella correttezza del sindaco e degli assessori, fa sapere che in assenza di un riscontro darà mandato al suo avvocato, del quale viene anticipato già il nome, di tutelarla in tutte le sedi competenti.
La minaccia arriva alla ribalta pubblica nello stesso giorno in cui le pagine del “Corriere della Sera” ospitano un’intervista all’ex direttore artistico Simona Marchini che lamenta di essere stata “cacciata” da Todi.








