Il disegno di legge della Giunta regionale dell'Umbria è stato sottoposto ad una partecipazione ed ha ricevuto molte critiche dalle associazioni, soprattutto per la poco marcatura tra pratica professionale e sportiva

Le nuove norme sulla pesca in Umbria sono state oggetto dell’audizione congiunta di II e III Commissione consiliare, dalla quale è emerso che il disegno di legge della Giunta regionale non soddisfa né chi la pesca la fa per divertimento né chi la fa per professione.
L’unificazione in un’unica legge delle norme in materia di pesca professionale e di acquacoltura e delle norme in materia di pesca sportiva ed ecosistemi acquatici ha incontrato infatti pareri divergenti fra i rappresentanti delle varie associazioni che sono intervenuti in audizione.

Claudio Urbani ha espresso la contrarietà di Confcooperative Umbria ad un disegno di legge che unifica pesca sportiva e professionale perché “quest’ultima – ha detto – deve continuare ad essere equiparata all’agricoltura, ben distinta dalle attività ludiche. La legge regionale 14/05 – ha continuato – era stata concordata insieme e non si capisce perché debba essere abrogata subito quando non ha ancora sortito alcun effetto. Inoltre l’art. 7 istituisce una rappresentanza minoritaria della pesca professionale rispetto a quella sportiva“.

Antonio Trincanato (Associazione Pescicoltori italiani) ha rimarcato che “la pescicoltura ha valenze economiche ed occupazionali completamente diverse rispetto all’attività ludica, quindi avremmo voluto implementare le norme per la pescicoltura anziché unire e semplificare”.
Mario Lanari (Enalpesca) ha chiesto invece ulteriori semplificazioni: “Un solo certificato per le immissioni, magari quello di provenienza e non anche quello di arrivo”. Anche Graziano Pedetti (Anca Umbria – Legacoop) ha espresso contrarietà: “C’è un’attenzione diversa fra la pesca sportiva, che riguarda migliaia di persone, e pesca professionale, che interessa solo poche decine di imprenditori. Servono due commissioni consultive, mentre l’art. 7 ne prevede una sola per la pesca professionale e per la pesca sportiva. Inoltre occorre riportare la concessione di finanziamenti alla Regione, perché è meglio rapportarsi con l’assessorato competente piuttosto che con le Province. Infine ci vuole un’età definita, penso ai 40-45 anni, per ottenere la licenza di pesca professionale, onde evitare che ci siano richiedenti che nulla hanno a che fare col settore. E’ una licenza che presuppone una professione”.

Lino Volpi, dirigente del servizio Gestione faunistica della Provincia di Perugia, ha espresso invece una valutazione positiva: “Questo disegno di legge coglie nel segno di mettere in equilibrio tutte le attività svolte nei corpi idrici attraverso un’unica commissione che esamina le varie problematiche. E la Provincia ha un ruolo importante nella predisposizione di piani e regolamenti”.
Soddisfatto anche Roberto Nevini (Arci – Pesca), secondo il quale “la semplificazione va portata avanti e serve una nuova legge regionale che regolamenti le varie attività, vista la difficoltà di esercitare la pesca sportiva in presenza di sport fluviali e la conseguente necessità di regolamentazione in materia con orari specifici o dei tratti riservati”.

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