Di fronte alla valanga di critiche che piovono sull’uso dei biocarburanti il Segretario Generale dell’Ebb (European Biodiesel Board), Raffaello Garofalo, ha cercato di approntare una linea di difesa, puntualizzando alcuni aspetti poco conosciuti, che caratterizzano la situazione attuale.
L’Ebb, innanzitutto, pur ritenendo particolarmente severi i criteri di sostenibilità proposti a livello comunitario, si dice pronto a raccogliere la sfida e ad accettare le imposizioni della Commissione europea che faranno dei biocarburanti ”il prodotto più sostenibile al mondo”.
Puntualizza che le importazioni di olio da palma, una tra le materie prime più incriminate nel minare lo sviluppo sostenibile, sono passate dal 2002 al 2007 da due milioni di tonnellate a cinque e mezzo.
Un incremento enorme delle importazioni, provenienti essenzialmente dalla Malesia e dall’Indonesia, che è andato, però, a soddisfare principalmente il settore dell’industria alimentare. Ancora una volta quindi sarebbe la fame di quella parte del mondo occidentale “troppo sazia” a causare le massicce deforestazioni in atto nel sud est asiatico per far spazio alla palme da cocco.
Solo il 2% dell’olio di palma sarebbe stato infatti utilizzato per produrre biocarburanti. Ci sarebbe poi da considerare, secondo Garofalo, un altro aspetto del mercato. La penuria di petrolio spinge ad orientarsi verso un’estrazione non convenzionale del greggio.
Si sfruttano, così, le sabbie bituminose, cioè rocce e sabbie ricche di petrolio. Si tratta di un’operazione particolarmente onorosa dal punto di vista ambientale e dei costi. In termini di C02 estrarre il petrolio dalla sabbie bituminose produce sei volte tanto le emissioni provocate dall’estrazione normale.
Per racimolare in questo modo un po’ di petrolio si rimuove il terreno per una profondità di sessanta metri sbancando selvaggiamente chilometri quadrati di terreno e lasciandosi dietro il nulla.
Per fare una valutazione corretta della “bilancia energetica” bisognerebbe quindi considerare che i biocarburanti vanno ad incidere proprio su questo mercato dell’estrazione non convenzionale.
Il Segretario Generale di Ebb ricorda ancora che l’uso dei biocarburanti riduce le emissioni di CO2 dal 50% al 95% e che i combustibili verdi sono biodegradabili al 100%. Si tratta poi di un prodotto che può essere fabbricato in Europa, eliminando la dipendenza dai paesi terzi.
Sull’aumento dei prezzi dei generi alimentari, diretta conseguenza secondo alcuni della produzione di biocarburanti, Garofalo sottolinea che a far crescere i prezzi hanno contribuito, tra l’altro, due annate di raccolti scarsi, dovuti alle mutate condizioni climatiche.
E’ quindi sul riscaldamento del pianeta, causato da un eccesso di emissioni di CO, e non sui biocarburanti, che si deve puntare il dito accusatore per il lievitare dei prezzi.












