Dopo i vari episodi in cui dai corpi di umbri deceduti sono stati espiantati organi per aiutare malati in altre regioni d’Italia, si può registrare anche un evento in senso inverso che fa capire come il sistema dei trapianti ha raggiunto un almeno buono livello di efficienza.
Lunedì scorso in una città del Nord Est d’Italia un giovane di 24 anni ha perso la vita in un incidente stradale e, seguendo i desideri espressi dal figlio quando era in vita, i gentitori hanno deciso di donare i suoi organi:
Così ieri mercoledì 3 dicembre, un rene del giovane donatore è stato impiantato da una equipe dell’Ospedale S. Maria della Misericordia di Perugia ad un uomo di 63 anni, residente nella provincia di Perugia, da tempo sottoposto a dialisi.
Con quello di ieri al S .Maria della Misericordia sono stati impianti 16 reni.
A 24 ore di distanza dall’intervento chirurgico, i sanitari, dell’equipe del Dr. Emidio Nunzi, Direttore della struttura di Nefrologia, fanno sapere, attraverso l’ufficio stampa dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, che il paziente è in buone condizioni generali e che ha ripreso regolarmente la diuresi, grazie anche alla vascolarizzazione dell’organo impiantato.
Una storia in apparenza simile a tante altre, ma solo chi ha vissuto da vicino le attese e i sentimenti di chi da tempo è in attesa di un trapianto, può raccontare che nessun caso è fotocopia dell’altro.
Le procedure tra l’altro prevedono che, avuta notizia della disponibilità di un organo, vengano convocati più pazienti per essere sottoposti ai test di compatibilità.
Anche questa volta ha funzionato la catena della solidarietà, cosi come il lavoro dell’equipe multidisciplinare attivata dal Centro regionale trapianti. Hanno prestato la loro opera i chirurghi Paolo Baccari, Francesco Pensi, Francesco De Santis e Adolfo Petrina, che si sono avvalsi del supporto dell’anestesista Marka Rosimini.









