Troppo piccola e con poca, alla luce degli attuali dati, produzione di rifiuti indifferenziati ed anche con lo scopo di far rifiatare le discariche, l’Umbria avrebbe puntato all’esportazione dei rifiuti.
Lo sostiene il consigliere regionale Orfeo Goracci (Cu) il quale sostiene che la Giunta regionale avrebbe proceduto alla “’individuazione dei siti per la produzione del Css: un impianto sarà attivo a Perugia – Ponte Rio, un altro a Casone di Foligno, un altro ancora a Terni”.
Goracci ricorda di essersi sempre battuto e di farlo ancora “contro la corsa a fare affari con il combustibile solido secondario, mettendo in luce come il suo incenerimento sia solo ed esclusivamente una fonte di profitto per pochi e una vera e propria iattura per tutta la comunità, sulla quale si scaricano, invariabilmente, i costi di una simile operazione condivisa da centrosinistra e centrodestra”.
“Si afferma – scrive Goracci – che il combustibile non verrà bruciato in Umbria, ma vedrà la sua destinazione finale in altre regioni d’Italia, con opzione preferenziale (stando alle anticipazioni) per l’Emilia Romagna (Cesena e Parma le località più gettonate).”
“ Considerati 487mila tonnellate di rifiuti prodotti in Umbria, la produzione di Css ne interesserebbe 60/70mila, con risparmi (si dice) per 5,6 milioni di euro annui.”
“Tempo fa – ricorda – scrivemmo dell’accordo sottoscritto il 3 luglio tra Regione e Consorzio Ecocarbon, nel quale viene specificato che i soggetti si impegnano a ‘finalizzare e verificare le effettive possibilità di destino a recupero energetico del combustibile ottenibile dai processi di raffinazione’, con un occhio particolare rivolto a cementerie e centrali.
Inutile sottolineare che, del ‘Consorzio Ecocarbon’, soggetto promotore dell’accordo in questione, la cui lettera è vincolante, fanno parte le più rilevanti imprese cementiere d’Italia, compresa qualcuna operante in territorio umbro ed eugubino.
Appare piuttosto strano che, in presenza di tale appetibile business, sdoganato dall’assessore Rometti e dalla Giunta regionale tutta, con precisi atti e circostanziati documenti, gli impianti cementieri e le centrali presenti nel nostro territorio stiano alla finestra a guardare il Css andarsene verso i lidi romagnoli ed emiliani.
Detto in altri termini – puntualizza Goracci -, c’è il serio rischio che, al di là di dichiarazioni rassicuranti, tutte calibrate sul clima e sulle esigenze del periodo pre-elettorale, in cui compiere un passo falso è per tutti esiziale, il Css, prodotto in Umbria, venga pure incenerito in Umbria, con tutti i rischi e le conseguenze che ne derivano: una regione, sempre più pomposamente e retoricamente definita “cuore verde d’Italia”, trasformata nella pattumiera del Belpaese, alla faccia degli investimenti e delle parole altisonanti spesi per la filiera ‘turismo-ambiente-cultura’.”









