Il nono “Rapporto sullo stato delle madri nel mondo”, presentato da Save the Children, rivela un paradosso tutto italiano a cui non sfugge neppure l’Umbria.
La pubblicazione annuale è realizzata sulla base dell’esame dei principali parametri riguardanti lo stato di salute materno-infantile (indice di mortalità, scolarizzazione, aspettativa di vita alla nascita, uso della contraccezione, partecipazione delle donne alla vita politica e la loro capacità di reddito).
In Italia – e questa è la nota positiva – esiste di certo una buona tutela per quanto riguarda la salute e l’istruzione della pressoché totalità della popolazione infantile (un paradiso, verrebbe da dire, rispetto al Niger, dove un bimbo su 4 rischia di morire prima dei 5 anni e il 44 per cento dei bambini è malnutrito).Ciò non toglie, tuttavia, il solido permanere di una sostanziale disparità di genere (maschio -femmina), talmente forte da posizionare il nostro paese dietro a Slovacchia, Grecia ed Estonia, appena prima di Portogallo, Lituana e Lettonia.
Basti pensare, infatti, che la percentuale di donne che in Italia utilizzano la contraccezione è uguale a quella del Botwana (39%), che il rapporto tra reddito femminile e maschile è pari a quello del Benin (0,47) e, infine, che la partecipazione delle donne alla vita politica (17%) corrisponde a quella di Bolivia, Gabon e Nepal.
Un contrasto che emerge in modo netto anche confrontando la nostra realtà con quella delle mamme e donne svedesi, dove la proporzione di chi fa ricorso ai contraccettivi sale al 72%, il salario è pari all’81% di quello maschile (in Italia è il 47%), lo stipendio di maternità è pieno (rispetto all’80% delle italiane) e la partecipazione al governo del paese tocca il 47%.









